Belli perché amati: i corsi del 2025

Dal 18 al 27 luglio Villa Ambiveri ha ospitato i corsi annuali della scuola iconografica di Seriate. Circa una quarantina di corsisti, suddivisi in gruppi in base al livello, ha lavorato sotto la guida dei maestri della scuola. Pubblichiamo l’omelia di padre Angelo durante la celebrazione in cui sono state benedette le loro icone. 

 

Abbiamo iniziato ormai molti giorni fa il nostro cammino, pregando e contemplando quel gesto creatore del Divino maestro, fervido artefice di tutto il creato. Quel gesto che non si è rivolto in modo generico alle cose: è un gesto che ha toccato ognuno di noi. Chi siamo noi? La risposta che dava San Giovanni Paolo II ai giovani, in uno degli ultimi incontri, in una zona remota del mondo, quando gli hanno chiesto: “Ma noi chi siamo?”… E lui aveva risposto: “Noi siamo un palpito del pensiero di Dio”. Non siamo un caso. Non siamo delle cellule che si sono mescolate a caso. Siamo un palpito del pensiero di Dio. E aggiungeva: “e noi non siamo la somma dei nostri fallimenti e dei nostri peccati. Noi siamo la somma dell’amore che il padre ha per noi e della capacità che lui ci ha dato di crescere fino alla piena somiglianza con suo Figlio”. Ecco, potremmo fermarci qui, perché in queste parole di un santo c’è tutto. C’è tutto il lavoro che abbiamo svolto in questi giorni. C’è tutta la fatica, ma in particolare c’è quella comprensione più profonda, nuova, che non abbiamo dipinto qualcosa: ci siamo presi cura di quell’icona che sono io. Che sei tu. Tutto: i fogli, le matite, i pennelli, le tavole, i colori, le vernici, non sono che un simbolo. Un simbolo che rende visibile, che rende evidente ciò che invece è vero: che io esisto perché sono stato voluto, perché sono stato amato personalmente, perché sono stato cercato. Ed ecco allora che possiamo aggiungere a quella prima frase: io sono il creatore, sia, e Dio vide che era cosa buona… potremmo aggiungere il Vangelo di oggi in cui potremmo dire come il profeta: ecco, io faccio nuove tutte le cose. Cristo che è davanti a dei malati, dei ciechi, dei lebbrosi, degli storpi, degli indemoniati, una creazione toccata dal male, ferita, impaurita, affaticata. E lui tocca questo. E lo fa risorgere.

È bello che noi oggi benediciamo queste immagini che sono frutto anche del nostro lavoro, come diciamo in genere nell’eucarestia: prendiamo il pane e il vino e lo presentiamo a te, frutto della terra, del lavoro, del sudore, delle veglie, delle preoccupazioni. Ecco, è bello benedire queste immagini, farle diventare sante immagini nel giorno della Resurrezione, perché è ciò che il Signore fa con te. Ciò che il Signore ti ha ricordato. Tu sei bello, tu sei bella, bellissimo, bellissima. Non perché sei bravo, perché sei intelligente, perché te lo meriti, perché qualcuno te lo dice, ma perché esisti. Perché la tua esistenza è benedizione, prima di tutto il resto. Noi non siamo amati perché siamo belli. Pensate quanta nevrosi, quanto stress, quante lacrime, quanta fatica, quanta preoccupazione per sembrare belli. Noi non siamo amati perché siamo belli, alla ricerca di un like.

Ma noi siamo belli perché siamo amati. Questo è il miracolo, questo è il grande annuncio evangelico: io faccio nuove tutte le cose, io faccio nuovo te.

E questi volti nei quali ci specchiamo, abbiamo imparato che non sono il gioco degli specchi: io mi guardo, mi osservo, mi analizzo, mi giudico. È un altro volto, è un altro sguardo: Gesù ci guarda. Lui che è buono e amico degli uomini. Quante volte l’abbiamo pregato nella liturgia di questi giorni. E poi c’è sua madre: la madre di Dio Avvocata. Di fronte alla tentazione di giudicare noi stessi, di giudicarci gli uni gli altri, Maria è l’avvocata. È la Madre che con il suo sguardo e le sue mani ci mostra suo figlio: vai da Lui, qualunque cosa vi dica, fatela, fidatevi, non abbiate paura. Lui è la via: percorretela! Abbiamo iniziato con quell’invocazione, con quell’invito alla fine delle prime lodi di sabato scorso: avviamoci in pace nel nome del Signore. E adesso possiamo dirlo di nuovo: possiamo andare in pace, nel nome del Signore e accompagnati dal suo sguardo. Non dimentichiamolo: non siamo amati perché siamo belli, siamo belli perché siamo amati. Noi siamo quel santo castello di Dio, dove lui abita. Ti accorgi che sei tu il padrone del castello o continui a girarci intorno? Entra da quella porta che è la preghiera: questo rapporto di amicizia che lui ha iniziato e continua a stringere, continua a rilanciare. Non avere paura: digli di sì.

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