Lunedì 15 dicembre, dopo la chiusura della mostra su san Benedetto e san Sergio di Radonež, abbiamo deciso di andare tutti insieme – i collaboratori del Centro Biblioteca dello Spirito con l’arcivescovo mons. Paolo Pezzi e don Giampiero Caruso, cappellano della comunità italiana a Mosca – a consegnare la grande icona di San Benedetto che campeggiava nella mostra, a padre Sergij (Filippov), superiore del monastero di San Giovanni Battista a Sumarochovo (una filiazione del monastero Novospasskij a Mosca), a circa 150 km a ovest della capitale.

L’icona di San Benedetto è stata realizzata nel 2016 da Ventura Talamo, un iconografo della Scuola di Seriate, per una grande mostra dedicata ai santi della Chiesa del primo millennio appartenenti alla tradizione latina: un progetto ambizioso, che ha coinvolto a suo tempo decine di iconografi di tutto il mondo ed è sfociato in mostre in Russia e all’estero, fino a quando è stato costretto a interrompersi a causa della pandemia e successivamente del conflitto in Ucraina.
L’icona è rimasta per mesi in attesa di rientrare in Italia, perché Ventura aveva manifestato il desiderio di donarla a un monastero benedettino.
Ed ecco che improvvisamente abbiamo avuto modo di incontrare in Russia un’esperienza monastica ortodossa che vede in san Benedetto un padre e una guida sul cammino.
E abbiamo capito, insieme a Ventura, che l’icona aveva trovato la sua casa.
Quando abbiamo fatto conoscenza con padre Sergij, segnalatoci come esperto di san Benedetto (alcuni anni fa ha pubblicato un libro sulla sua figura e sul monachesimo benedettino), ci hanno colpito la sua semplicità e il suo amore alla tradizione benedettina, che aveva incontrato alcuni anni fa in Austria e in Italia. A Montecassino, in particolare, padre Sergij aveva avuto modo di rendersi conto che essa aveva qualcosa da dire anche alla sua vocazione, e ha cominciato a fare ricerche: ben presto si è reso conto che, oltre al fatto che il suo nome viene commemorato nella liturgia, dal momento che si tratta di un santo comune a tutta la cristianità, precedente a ogni divisione, anticamente nella Rus’ esistevano chiese dedicate a san Benedetto.

Di qui il desiderio di padre Sergij di reintrodurre questa figura, oggi sconosciuta ai più, nella spiritualità ortodossa: sono nati così il volume e una piccola mostra dedicata al santo nella chiesa principale del suo monastero. Il prossimo passo è la costruzione della cappella di San Benedetto sopra le porte di ingresso al monastero, come d’uso nei complessi monastici russi. Generalmente, queste «chiese sulle porte» sono dedicate all’Annunciazione («inizio della storia della salvezza») o a san Giovanni Battista («eremita per eccellenza»). Si comprende dunque tutta l’importanza attribuita al padre del monachesimo occidentale in questo progetto, peraltro già approvato dal patriarca.
Con padre Sergij abbiamo trascorso una giornata indimenticabile, visitando le chiese del monastero, il laboratorio per la produzione delle candele, gli alveari, gustando l’ottima cucina dei monaci e bevendo il «vino di sorbo» da loro prodotto. La grande icona di San Benedetto, che ora campeggia sul leggio in mezzo alla chiesa, resta come uno dei tanti semi di un’unità in Cristo che non verrà mai meno nelle oscure svolte della storia, ma collega come un filo rosso la storia della santità, dal Bambino di Betlemme fino al giorno beato della Seconda venuta.












