Pubblichiamo la testimonianza di Daniele Lalli, allievo della scuola iconografica di Seriate, che lo scorso dicembre ha donato alla comunità greco-cattolica ucraina l’icona della Protezione della Madre di Dio da lui realizzata come segno di speranza e unità.
“Chiedo agli amici di Russia Cristiana di amare la Russia nonostante tutto”: questa frase del testamento spirituale di padre Romano Scalfi si ripete nella mia mente, mentre ascolto le tragiche notizie dal fronte della guerra in Ucraina, il 24 febbraio 2022, una data triste e funesta!
Dio, perché lo permetti? Perché rispetti la nostra libertà fino a questo punto?
Maria, Madre di Dio, proteggi questa umanità impazzita, tocca il cuore di chi ancora ti ascolta! Stendi un manto a proteggere chi si affida a te: che il suo cuore resti saldo e non disperi.
Maria, vorrei ritrarti mentre intercedi per noi, proteggendoci, per testimoniare davanti a tutti gli uomini il tuo amore per noi.

Quello che ho appena descritto sommariamente è il percorso di preghiera e di affidamento a Maria che mi ha indotto a prendere in mano matita, pennelli e colori e a tentare di realizzare un’icona, per me non semplicissima. Sapevo però anche che avrei potuto contare sul consiglio e l’aiuto della Scuola Iconografica.
E così è stato e l’icona della Protezione della Madre di Dio ha preso consistenza, colori e vita.
La tavola era però ancora a casa mia e non capivo come introdurla nella comunità a cui era destinata. Non ero preoccupato, comunque, perché convinto che la sua strada si sarebbe manifestata prima o poi in modo chiaro. È stato proprio così: tramite amici ho preso contatto con don Volodymyr, sacerdote greco/cattolico che a Gallarate vive con le persone della comunità ucraina.
Ricordo ancora con emozione la benedizione di questa icona, che da allora vive in questa comunità.
Ma la guerra continua e le sofferenze portate da questa tragedia non hanno fine.
Mi sono rivolto ancora a Maria, nostra Madre. E cercando fra le immagini di Madonne, la cui storia sia legata alla terra ucraina, ne ho trovata una che mostra con evidenza la sua sofferenza: è leggibile solo il volto di Maria, e nemmeno tutto. È una Madonna Odigitria, ma l’immagine di Gesù è andata perduta, così come il resto della figura di Maria. L’immagine è del XVIII secolo, ma sembra recuperata da una zona di guerra: appunto! Un iconografo ha realizzato una copia di questa immagine, completandola, e l’ha donata a san Giovanni Paolo II. Come un segno concreto di speranza.

Ho deciso che è il modello che stavo cercando e su questo comincio a lavorare.
Chi ha la fortuna di poter lavorare su un’icona sa bene quanto questo lavoro sia utile alla preghiera, che spesso nasce spontanea sulle labbra e sempre nel cuore, quando sei consapevole di quello che stai facendo e cerchi di capirne il significato.
Il 14 dicembre, questa immagine è diventata un’icona, con la benedizione che il vescovo greco-cattolico Maksym di Doneck (nel Donbass) le ha impartito.
E ha incontrato la sua casa, l’Ucraina, dove verrà portata, come segno di devozione, speranza e unità di tutta la Chiesa.
Maria, Madre di Dio, che io possa andare a pregare davanti alla tua immagine in una terra riappacificata!
(Daniele Lalli)












